Difficile descrivere in poche righe quello che in scena dicono le parole, l’intelligenza che le ha pensate e scritte, le emozioni e le riflessioni che provocano, i suoni, la musica…
Quello che è certo è che il titolo di questo spettacolo ,“Gaber, io e le cose”, oltre a citare la mia canzone preferita ( che è proprio “Io e le cose” ) dice in sintesi quello che Gaber rappresenta per me… attraverso le parole scritte da lui insieme all’inseparabile Sandro Luporini, metto a nudo l’essere umano dei nostri tempi, il suo cuore, la sua identità persa e ritrovata analizzando in modo un po’ spietato le sue responsabilità … c’è la mia vita, la mia coscienza, la mia speranza… la fede nell’ ”UOMO” nonostante tutto…
IL femminile in Gaber è “divino”, inspiegabile a volte…
Nella bellissima canzone “Il Dilemma” parlando dell’uomo e della donna dice:
“ LUI parlava quasi sempre, di speranza e di paura
come l’essenza della sua immagine futura
E coltivava la sua smania, e cercava la verità
LEI lo ascoltava in silenzio, LEI forse ce l’aveva già …”
Ecco perché credo che una voce “femminile” per le parole di Gaber sia lontano dall’essere un controsenso…
… l’originalità di questa nuova operazione è anche nella scelta della direzione musicale: Régis Huby è un brillante compositore, violinista di straordinario talento e originalità… le strumentazioni di cui si serve non sono puramente acustiche… il risultato è un impatto sonoro di grande ricchezza e raffinatezza… Infine la collaborazione artistica con Elena Bono che è stata l’occhio esterno e il confronto intelligente che con me ha firmato la regia.