“La voce della luna” ultimo film di Federico Fellini del 1990 è ispirato alla stessa opera di Ermanno Cavazzoni che oggi Emanuele Arrigazzi mette in scena in una nuova versione, prodotto da Casa degli Alfieri con le scenografie dell’artista visionario Fabio Gandossi.

“Il Poema dei lunatici” diventa così uno spettacolo teatrale in cui un unico attore rievoca e tratteggia i numerosi personaggi surreali, lunatici e cinici, reali e irreali, in una sfilata infinita di incontri e di scontri.

Come Alice nel paese delle meraviglie, il protagonista della nostra storia cade in un mondo fatto di paradossi, nonsensi e assurdità, un mondo in cui il racconto perde il senso della realtà, perde il filo della trama e ci catapulta letteralmente in un sogno, un viaggio allucinato e poetico, filosofico e non consequenziale dove non si deve seguire il filo di una storia ma farsi ipnotizzare da essa. Come in un sogno incontriamo e ascoltiamo personaggi e piccole storie senza seguire un filo logico, senza voler creare una trama ma volendo far nascere nello spettatore il senso di stordimento tipico dell’emozione, ora con il divertimento ora con la commozione, entriamo nella tana del bianconiglio e diventiamo ora microscopici e ora enormi per guardare il mondo sotto una lente deformata per vivere una storia più che per farcela raccontare.