Il monologo liberamente tratto da "Forse mai nessuno leggerà queste parole” ripercorre alcuni intensi momenti della Prima Guerra Mondiale sul Carso nel 1917.
Il diario di Giovanni Bussi, detto Gasàn, sarto delle Langhe sradicato dalla sua semplice vita di alacre lavoratore a Torino, dalla consuetudine di andare a ballare la domenica, senza ancora una moglie, per andare a combattere la Grande Guerra nelle trincee sul Piave come fante, tra bombardamenti e mitragliate, sotto la pioggia e sempre assetato, tra “immondizia ed eternità”. Testimonianza storica da un punto di vista critico, esempio di letteratura popolare, voce di quella popolazione che cercava di dare un senso alle proprie azioni in mezzo all’orrore della morte per volere dei Signori della Guerra.
Tra riflessioni, ricordi, annotazioni clandestine e avvenimenti, tra cui il tradimento di Caporetto, il diario di Gasàn si traduce in uno spettacolo ricco di movimento e di grande impatto emotivo. Emanuele Arrigazzi fa rivivere in scena il punto di vista genuino e schietto di Gasàn, la sua emotività e le sue ragioni, nell’adattamento drammaturgico di Luciano Nattino: il fluire del racconto tiene il pubblico sempre all’erta nell’evocazione di immagini forti, ma lo spettacolo riesce al tempo stesso a riappacificare l’essere umano con uno degli eventi epocali del secolo scorso più sconvolgente. Forse mai nessuno leggerà queste parole, ma vedere il monologo “La mia guerra finì lì” permette di vivere in sessanta minuti uno spaccato di vita in trincea.